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Lunedì, 06 Apr 2026

di Flavia Scotti

Dall’11 dicembre scorso, il Consiglio nazionale per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra) è senza direttore generale.

Lo scandalo scoppiato al ministero delle politiche agricole, che aveva determinato l’emissione di numerosi ordini di custodia cautelare, aveva investito anche il Cra, privandolo della figura del direttore generale, Giuseppe Ambrosio, per la sua attività svolta al Mipaaf prima di approdare in via Nazionale.

Chi si aspettava che dopo l’inattesa uscita di scena di Ambrosio, l’ente presieduto da Giuseppe Alonzo provvedesse rapidamente ad avviare la procedura per la nomina di un nuovo direttore generale è rimasto deluso.

Il consiglio di amministrazione, infatti, anziché provvedere alla emanazione di un bando pubblico,  ha optato per la scelta di un facente funzioni, individuato ancora una volta (era già successo dopo il pensionamento di Giovanni Lo Piparo) in Ida Marandola. Solo che, a distanza di più di quattro mesi, non sembra esserci traccia né di un bando pubblico, né di un provvedimento formale da parte del cda per l’emanazione dello stesso.

Eppure, lo statuto del Cra non sembra ammettere deroghe laddove all’art. 13 statuisce che “Il Direttore generale è nominato dal Presidente, su conforme parere del Consiglio di amministrazione, tra esperti di elevata qualificazione professionale che, oltre ad aver conseguito esperienza nell’ambito della ricerca, abbiano maturato esperienza professionale nel campo del management di strutture complesse”.

Ma di tale norma tutti sembrano essersene dimenticati, in un momento in cui l’ente – che si appresta a gestire la delicata fase della incorporazione dell’Inran – necessità di vertici nella pienezza dei poteri.

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