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Martedì, 17 Feb 2026

Quale amministrazione pubblica non avverte la necessità di potenziare i propri organici? E’ pressoché impossibile trovarne una che si ritenga soddisfatta della dotazione di risorse umane e materiali di cui dispone.

E’ normale, dunque, che, ogni tanto, si proceda a una verifica delle forze “in presenza”, per stabilire con esattezza carenze settoriali di organico da coprire eventualmente con risorse in eccedenza in altri e diversi settori.

In pratica, si tratta di fare una ricognizione dell’esistente, per giungere a una gestione ottimale delle risorse stesse.

Insomma, una attività che non richiede il ricorso a particolari modalità per essere espletata, ma soprattutto che non può assurgere ad attività quasi prevalente rispetto alla gestione ordinaria.

Viceversa, all’Ingv pare che stia accadendo proprio il contrario se è vero, come è, che negli ultimi mesi di ricognizioni (leggi: verifiche) ne sono state fatte a bizzeffe e con modalità assai laboriose.

L’ultima, per quanto ne sappiamo, in ordine di apparizione si riferisce ad asserite carenze da parte del ricognitore di risorse nel settore “dell'informazione e della comunicazione integrata dell'Ente”.

Ma andiamo con ordine, perché il primo elemento da esaminare è costituito proprio dalle modalità attraverso le quali è stata manifestata, da parte del ricognitore, la volontà di effettuare tale ricognizione.

La formula usata è a dir poco criptica. La riportiamo testualmente: “Richiesta indizione ricognizione interna per affidamento attività di supporto alla gestione dell'informazione e della comunicazione integrata dell'Ente”. Dove qualche pleonasmo forse c’è: bastava, a nostro parere, “ricognizione”. Tutt’al più, ad abundantiam, si poteva pure scrivere “indizione ricognizione”. Ma “richiesta” proprio no, anche perché, qui o si indice o non si indice.  Ma proprio non si capisce a chi si richiede di indire la ricognizione, visto che trattasi di una ricognizione già indetta.

Hic Rodus, hic salta: questa benedetta ricognizione, infatti, o si indice o si richiede. Se si richiede, bisogna identificare il destinatario della richiesta, che certamente non può coincidere con i dipendenti dell’Ingv, ai quali sembra di capire si volesse comunicare la sola indizione della predetta ricognizione. Non già di farsi loro autori di indire una ricognizione. O no?

Sgombrato (almeno per noi ma non sappiamo per i destinatari) il campo da ogni difficoltà interpretativa dell’oggetto dal messaggio inviato dal ricognitore al personale (ingvall) dell’ente, resta da entrare nel merito dell’iniziativa che, come abbiamo già detto, si sta quasi trasformando in una vera funzione, al punto da potere ipotizzare la costituzione di un Ufficio del ricognitore, che andrebbe ad affiancarsi ad un altro costituendo, se già non costituito, Ufficio del moderatore, anche questo immerso in continua, monotona attività, in quanto volto a censurare soltanto sommari, in pratica uno solo: quello del Foglietto.

Rimane, poi, imperscrutabile come si debba procedere a tante ricognizioni se, vocabolario alla mano, ricognizione vale come attenta osservazione. Ma se osservo attentamente, che bisogno ho di fare tante ricognizioni? Misteri.

Non è affatto chiaro, poi, che cosa accada, stando all’esempio di cui sopra, a un ricercatore esperto in sismologia, che, a seguito della “Richiesta indizione ricognizione …” scopra nel proprio intimo (ma deve farlo subito, per capirci non oltre i dieci giorni) di sentirsi ineluttabilmente vocato per la “comunicazione  integrata, strategie di marketing e fundraising, eventi nazionali-internazionali, cerimonie istituzionali, rapporti con i media, conferenze stampa e manifestazioni volte a favorire la presenza dell'ente sui media”. Naturalmente, rigorosamente tutte queste cose insieme, dato che non si può escludere una vocazione multipla o multipolare.

A seguito della miracolosa illuminazione, il ricercatore smetterà di fare il sismologo per abbracciare la nuova missione? Mistero.

Ad ogni buon conto, si ha notizia che, quasi sempre, l’esito della ricognizione non produce effetti di sorta. Ma di questo si dà atto. Finalmente con l’accento, anche se qualche volta, ancora senza.

Un battaglia - quella sull’accento alla terza persona singolare del modo indicativo, tempo presente, del verbo dare – che ci vede, dunque, quasi definitivamente vittoriosi.

Ma lasciando il caso concreto, che ci è valso come exemplum, ci siamo chiesti se, a fronte di ricognizioni continue e crescenti, non sia il caso di considerare di fare ricorso anche all’uso di droni, che potrebbero agevolare, e di molto, l’attività del ricognitore di turno, fino forse a sostituirla.

Nel rigoroso spirito della spending review.

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