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Venerdì, 05 Lug 2024

altA quasi un anno dalla nomina di Giorgio Alleva alla presidenza e a quattro mesi dall’arrivo in via Balbo del nuovo direttore generale, l’Istat continua a tergiversare sulle problematiche del personale, in particolare, sulle modalità di costituzione e di distribuzione del fondo per il salario accessorio, che dal 2011 segnano il passo.

Ma ad essere di fatto bloccate sono anche le procedure selettive interne per le progressioni economiche e di livello, che interessano circa un migliaio di dipendenti, tra tecnici e amministrativi.

Ostacolo da superare è l’ammontare delle risorse da destinare  al salario accessorio che, per la sua esiguità, consentirebbe procedure selettive in numero assai limitato.

Eppure, è stato proprio il sindacato Usi-Ricerca, il 27 marzo scorso, a dimostrare, senza ricorrere a disquisizioni interpretative o, peggio, a richieste del tutto campate in aria epperciò facilmente “cestinabili” da parte dell’ente, che il problema era di facile soluzione, con ampia soddisfazione per i lavoratori.

Ma incredibile dictu l’amministrazione, e non solo, ha ignorato la soluzione del sindacato Usi-Ricerca, che avrebbe consentito e consentirebbe di incrementare il “fondo”, nel pieno rispetto della legge.

In pratica, l’Usi ha segnalato un clamoroso errore “materiale” commesso dall’ente statistico in sede di determinazione dell’ammontare del “fondo” stesso, laddove ha effettuato tagli, per circa 1,3 milioni di euro, in dispregio di norme cogenti.

Secondo quanto previsto dal comma 2-bis dell’articolo 9 del decreto legge 78/2010, infatti, l’ammontare delle risorse destinate al trattamento accessorio per gli anni 2011-2013 (poi prorogato al 2014) non può superare l’importo dell’anno 2010 ed è, comunque, ridotto in misura proporzionale alla diminuzione del personale in servizio.

L’Istat, disattendendo la disposizione legislativa e la circolare esplicativa della Ragioneria Generale dello Stato, ha effettuato il calcolo con riferimento al movimento in entrata e in uscita del solo personale di ruolo.

La norma in questione, però, senza alcun bisogno di interpretazioni, parla in maniera chiara ed esplicita di “personale in servizio” e non di “personale di ruolo in servizio”, con la conseguenza ovvia e pacifica che, ai fini della verifica di eventuali diminuzioni di personale in servizio negli anni dal 2011 al 2014, debba essere conteggiato anche il personale a tempo determinato.

Poiché in ciascuno degli anni compresi tra il 2011 e il 2014 all’Istat non è stata registrata alcuna riduzione della consistenza media del personale in servizio, è del tutto pacifico che non deve essere effettuato alcun abbattimento rispetto all’importo del Fondo accessorio 2010.

L’effetto concreto e non teorico è che, rispetto alla proposta iniziale dell’amministrazione, il Fondo accessorio per l’anno 2015 deve essere aumentato di 1,3 milioni che, con l’aggiunta di altri risparmi accertati, sarebbe sufficiente per coprire i passaggi di livello e le progressioni economiche per tutto il personale che medio tempore ha maturato il diritto, senza alcuna riduzione delle altre voci del salario accessorio.

Ma l’ente presieduto da Giorgio Alleva, dal 27 marzo ad oggi, si è ben guardato dal confutare la ricostruzione logico-giuridica fatta solitariamente dal sindacato Usi-Ricerca, preferendo ignorarla e, al contempo, ha “offerto” alle altre sigle sindacali evanescenti “tavoli tecnici”, ai quali Usi-Ricerca si è rifiutato di partecipare.

La realtà è che in più di due mesi non si sono fatti passi in avanti e l’ente, sempre più incapace di fornire risposte concrete, continua a temporeggiare.

Intanto, il 22 maggio scorso ha convocato i sindacati. Ma per il 4 giugno prossimo!

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