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- di Adriana Spera
Ieri, 4 dicembre 2016, l’esito della consultazione referendaria ha rappresentato la vittoria della democrazia e la conseguente, inevitabile, rovinosa uscita di scena di Matteo Renzi, travolto da un fiume di No.
Nell’ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria la Banca d’Italia ha segnalato “un forte aumento della volatilità attesa per il mercato italiano a ridosso della prima settimana di dicembre, in corrispondenza con il referendum sulla riforma costituzionale”.
Con sentenza n.251 del 25 novembre 2016, la Corte Costituzionale – che ha sintetizzato in un documento il contenuto della medesima sentenza - ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme, contenute nella legge n.124/2015, aventi ad oggetto la delega al Governo in tema di riorganizzazione della dirigenza pubblica, nella parte in cui prevedono che i decreti attuativi siano adottati sulla base di una forma di raccordo con le Regioni, che non è l’intesa, ma il semplice parere, in quanto non idoneo a realizzare un confronto autentico con le autonomie regionali.
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