Si sa che le parole sono pietre. Occorre, dunque, maneggiarle con cura, senza respingerle ma anche senza troppo facili adesioni, vagliandone con attenzione contenuto e limiti. Mi riferisco qui al termine “riforma”, che il governo Renzi sta facendo passare come sinonimo di revisione costituzionale. Questa è diventata così una riforma, anzi “la riforma”, vocabolo tradizionalmente connotato da un significato positivo, poiché la legge che riforma è una legge volta a dare una forma nuova a un’altra che c’era già ma andava migliorata. Accettando la parola, se “la riforma” non ci piace, come a tanti non piace, finiamo per essere, anzi senz’altro siamo, contro la riforma: passatisti e/o conservatori.