19. 07. 2019 Ultimo Aggiornamento 19. 07. 2019

La mia lettera-appello alla Ministra della Ricerca scientifica

di Enzo Boschi, geofisico

Cara Ministra, nella lunga  storia di Governi e Ministri del nostro sempre "instabile" Paese  lei è il primo Ministro della Ricerca Scientifica dal 1982 a oggi che non incontro!

Ho fatto persino in tempo a incontrare il  Ministro Profumo, successore dell'amabile Maria Stella Gelmini. Sono ormai vecchio e rottamato e non credo che incontrerò più Ministri. Peraltro, i numerosi incontri che ho avuto sono stati esperienze spesso non gradevoli, se non altro per le snervanti attese e, talvolta, per la loro sostanziale inutilità.

Ho cominciato a incontrare  Ministri della Ricerca quando lei ancora, probabilmente, frequentava il liceo. Lei sarebbe stata il "mio" diciottesimo o diciannovesimo Ministro, se non ho contato male. In certi periodi il Ministero della Ricerca era separato dal Ministero della Pubblica Istruzione, anche se quest'ultimo era sempre quello più "importante" ed entrambi andavano ossequiati.

Le scrivo dopo averla vista in una  trasmissione televisiva sabato sera, 11 gennaio. Ha fatto una gran bella figura, anche se le domande erano molto "rispettose". Ha risposto elegantemente e in maniera esaustiva. Non poteva mancare la domanda sul maldestro tentativo di recuperare soldi dagli stipendi dei docenti delle Scuole, di cui tanto si è parlato negli ultimi giorni. Mi è piaciuto come ha replicato, anche se mi sembra di aver intravisto una sua irritazione retrospettiva al pensiero di quanto era successo. Ebbene mi permetto in questa lettera di attaccarmi a questo episodio increscioso, del quale lei non ha alcuna responsabilità, per parlarle ancora una volta dei Precari dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

Saltando di palo in frasca, prima voglio però raccontarle alcuni episodi verificatisi con i suoi predecessori.

Fu il Ministro Guido Bodrato che, nel 1982, mi mise a capo dell'Ing (la lettera “v” nell'acronimo arriverà molti anni dopo) come Commissario Straordinario, su indicazione dell'allora Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta. A Bodrato, in seguito a una delle tante crisi di Governo dell'epoca, successe  la indimenticabile e indimenticata senatrice Franca Falcucci che, credo, sia stata la prima Ministra all'Istruzione. Fino ad allora, il Ministero era affidato a signori dal volto molto severo e pensoso, almeno da come appaiono nelle foto ufficiali disponibili.

Voglio molto bene alla Falcucci, non solo perché è una persona splendida ma anche perché, grazie a lei, riuscii ad acquistare un computer, che si chiamava Vax 730, all'epoca il migliore sul mercato, che consentì all'Ing decisivi  progressi tecnologici e il primo faticoso tentativo al mondo di progettazione e costruzione di una rete sismica centralizzata, che determinasse automaticamente gli epicentri e le magnitudo.

Eravamo  ancora sotto l'emozione del terribile terremoto dell'Irpinia del 1980, quando trascorsero circa due giorni prima di capire dov'erano le zone più colpite. Per questa ragione Giuseppe  Zamberletti, da poco Ministro della Protezione Civile,  pretendeva  un'informazione tempestiva, possibilmente automatica. Ordinavo  strumenti e calcolatori, senza avere i soldi. In cassa, quando arrivai, avevamo solo 200 mila lire! Andavo poi a piangere dalla Falcucci, raccontandole che un sacco di gente mi ossessionava e mi minacciava, perché voleva essere pagata. La Ministra mi guardava perplessa, come se fossi un alieno. Poi mi mandava da Domenico Fazio, che era il Direttore Generale del Ministero. Fazio veniva preso da grande ilarità appena mi vedeva ma risolveva sempre tutto, mettendo tre asterischi nelle mie richieste scritte.

Nel 1986, la Ministra venne in Istituto a celebrare il cinquantenario: l'Ing fu fondato da Guglielmo Marconi nel 1936. All'epoca stavamo in Via di Villa Ricotti, vicino a Piazza Bologna, ospitati in un palazzo che apparteneva alla Polizia. Avevamo abbandonato da poco la sede "storica" di Via Ruggero Bonghi (una trasversale di via Merulana), perché troppo piccola: sostanzialmente un grande appartamento in affitto. Il palazzo in Via di Villa Ricotti era diviso in due verticalmente: da una parte noi e dall'altra la Polizia. Risparmio gli scherzi, le battute e gli equivoci, divertenti solo a posteriori, determinati da questa sistemazione che durò molto più del previsto. Contemporaneamente stavamo costruendo la sede definitiva, in Via di Vigna Murata, su un terreno donato all'Istituto dalla Provincia.

La cerimonia del cinquantenario fu semplice ma molto bella. La Minstra Falcucci era di ottimo umore, malgrado in quel periodo fosse contestata quasi ovunque  per la questione dell'"ora di religione". Forse qualcuno ricorda: la Falcucci, molto religiosa, doveva abolire o modificare il significato dell'ora di religione nelle Scuole,  seguendo le direttive di Craxi ... o qualcosa del genere.

Fazio mi fece sapere, con un biglietto, che preferiva non partecipare perché temeva che gli chiedessi ancora soldi. Comunque, vennero quasi tutti i miei colleghi geofisici universitari e fu tutto molto allegro. Era il momento in cui l'Istituto cominciava a svilupparsi rapidamente, dopo anni di abbandono, grazie sopratutto a un gruppo di ricercatori, tecnici e amministrativi, allora giovani adesso per lo più in pensione, che si impegnarono allo spasimo. Una generazione di laureandi e neolaureati, adesso dirigenti di ricerca, cominciò a frequentarci e, seppur in modo caotico, l'Istituto cominciò a prendere una sua consistenza, anche internazionale.

Arriviamo alla fine del secolo scorso: l'Ing era una struttura di tutto rispetto: un punto fermo nel mondo della Ricerca nazionale e internazionale. Fu deciso allora di creare un grande ente, mettendo assieme vari Istituti che in Italia, a vario titolo, si occupavano appunto di questioni geofisiche.

Si arriva così all'Ingv, somma dell'Ing, dell'Osservatorio Vesuviano e di tre Istituti del Cnr (Milano, Catania, Palermo). A questi si aggiunsero anche il Gruppo Nazionale Difesa dai Terremoti (Gndt) e il Gruppo Nazionale Vulcanologia (Gnv), anch'essi del Cnr. Vengono messi assieme Ricercatrici e Ricercatori di tutta la Penisola, molto brillanti ma troppo spesso legati all'Ente di appartenenza con contratti a termine.

Più o meno nello stesso periodo viene richiesto all'Ingv un notevole potenziamento del monitoraggio di tutto il territorio nazionale. Viene aumentato anche il finanziamento e viene promesso, molto solennemente, un congruo ampliamento della Pianta Organica. Con l’apporto di altro personale precario, si crearono sistemi di monitoraggio sismico, vulcanico e ambientale, che non avevano uguali al mondo in quel momento.

Comincia però anche la crisi economica, tuttora in atto: la spesa pubblica da ridurre diventa una specie di parola d'ordine. L'ampliamento della Pianta Organica viene rimandato di mese in mese, fino ai giorni nostri ... fino a che, lei, Signora Ministra, recentemente non amplia la Pianta organica di ben 200 unita! Un fatto storico!

Prima del suo splendido intervento, c'era stato un provvedimento ancor più epocale durante l'ultimo Governo Prodi. Una legge, che lei senz'altro conosce, che di fatto aboliva il precariato ma la cui inopinata scadenza venne sancita con una Circolare (n. 5/12008) dell'allora Ministro della Funziona Pubblica, Luigi Nicolais. Ancora mi chiedo: può una Circolare ministeriale emendare una legge? Eppure, all'Ingv mettemmo tempestivamente in atto quanto tale legge richiedeva. Facemmo rapidamente i concorsi necessari per consentire il passaggio in ruolo secondo quanto la nostra Costituzione prevede per la Pubblica Amministrazione.

I Precari che superarono quel concorso, da quel momento vennero chiamati "stabilizzandi", perché sempre in attesa di avere il tante volte promesso ampliamento della Pianta organica. Per esser pronti, ci impegnavamo con fantasia e coraggio a mantener disponibile la copertura finanziaria necessaria. Eravamo considerati un Ente virtuoso perché spendevamo per stipendi meno del 60% del budget e ricevevamo veri e propri elogi dalla Corte dei Conti.

Come lei ben sa, Signora Ministra, l'Anvur ha messo l'Istituto al primo posto fra tutti gli enti di ricerca italiani. Può anche far verificare che l'Ingv è in testa a tutte le classifiche internazionali fra le istituzioni che si occupano di Geofisica al mondo.

Quanto sopra premesso, mi sembra del tutto ovvio che gli stabilizzandi, ora che grazie a lei l'ampliamento della Pianta organica è arrivato, vengano immediatamente immessi in ruolo. Tutti contemporaneamente.

Non vorrà, Signora Ministra, che coloro che sovrintendono alla sicurezza sismica e vulcanica del Paese più pericoloso d'Europa e fortemente antropizzato, sia sul piano sismico che sul piano vulcanico, passino i prossimi sei o sette anni a sbranarsi fra loro per stabilire chi diventa di ruolo prima? O che si mettano addirittura a studiare testi universitari magari obsoleti, quando essi stessi sono stati e sono protagonisti dei più recenti sviluppi di discipline complesse e in forte evoluzione?

Per far questo magari potrebbero pretendere di lavorare solo le 36 ore settimanali, sabato e domenica liberi, come previsto dal Contratto della Ricerca. Si tenga presente sempre che la sorveglianza 24 ore su 24 di tutto il territorio nazionale è svolta da Tecnici e  Ricercatori su base puramente volontaria!

Ecco perché ho apprezzato la decisione con cui si è risolta la questione degli 80.000 dipendenti della Scuola: buonsenso e volontà politica, benché la cosa fosse decisamente ingarbugliata sul piano formale.

L'Italia, come dicevo prima, ha assoluto bisogno di un numero consistente di addetti, che si occupino a tempo pieno di sicurezza ambientale. Solo un Ente di Ricerca lo può fare adeguatamente, trattandosi di argomenti scientifici in rapida e continua evoluzione. Addetti che vivano, per quanto possibile, serenamente.

E allora,  Signora Ministra, buonsenso e volontà politica! Se lo avete fatto per 80.000 persone ...

In TV mi è sembrata persona che non si fa intimidire dal numero, ma che ama risolvere le questioni con intelligenza, per il bene del Paese!

Con stima.

Anno 2013: sciami di terremoti e ignoranza

di Enzo Boschi*

21366 terremoti sono stati registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia durante il 2013. E' un dato fornito da Alessandro Amato, ottimo sismologo dell'Ingv. Amato ha anche fatto un tweet (@alessamato) dove mostra gli epicentri delle 20 zone sismiche attive nel mese di dicembre appena concluso. Solo nel mese di dicembre avevamo 20 sequenze attive nel territorio italiano! Le avevamo e tuttora le abbiamo!

Una volta al posto di sequenza si usava il termine sciame. E' bene non usarlo più perché al Tribunale de L'Aquila è stato asserito da un consulente del PM che il termine sciame era stato utilizzato per rassicurare. Stringente la logica del consulente: sciame ... sciame di api ... miele; che cosa c'è di più tranquillizzante del miele? Mia moglie ed io lo mettiamo sul tè, tutte le mattine, ed entrambi ci sentiamo un po’ rassicurati, lo confesso.

Non posso certo negare che ho usato il termine sciame per anni e anni e sicuramente l'ho usato anche durante la riunione della Commissione Grandi Rischi (CGR) del 31 marzo 2009. E se dire sciame significa rassicurare, ebbene ho rassicurato!

La condanna che mi è stata inflitta ufficializza l'uso illegale del termine sciame durante sequenze sismiche. Infatti, malgrado l'impegno profuso, non si è stati capaci di trovare documenti scritti o parlati in cui io rassicuro: a parte, appunto, l'utilizzo ripetuto del termine sciame.
Quindi, complimenti al consulente che si è visto avallare dal PM e dal Giudice la sua intuizione sulla pericolosità del termine sciame.

Ammetto che l'illegalità di sciame un po' mi dispiace. Mi ricorda i tempi eroici della Sismologia, quando per calcolare un epicentro erano necessarie ore, se non giorni. L'epicentro, una volta calcolato, veniva riportato con una matita, appuntita e copiativa, su una mappa, cosiddetta muta, fornita dal gloriosissimo Istituto Geografico Militare di Firenze. Quando c'erano molte scosse, parte della mappa si riempiva di tanti puntini neri, finché qualcuno disse: "guarda, sembra uno sciame di insetti", non prevedendo certo di proporre così un'illegalità "in prospettiva".

Per quanto è dato sapere, non venne specificato il tipo di insetti. L'aver capito che si trattava di api è merito esclusivo del consulente e se PM e Giudice hanno avallato l'intuizione, senz'altro è vero che sciame è rassicurante. E che di api si tratta. Non per niente "le sentenze non si discutono".

Spero mi perdonino i miei fraterni amici del Foglietto se divago.

Durante le Feste ho letto l'Ulisse di Joyce, nella splendida traduzione di Gianni Celati, pubblicata da Einaudi. Mi trovo ancora sotto l'influsso dello stream of consciuoness che, in parole povere, significa saltare di palo in frasca.

Dico questo non per vantarmi di letture astruse ma perché la parola consulente mi ha fatto venire in mente una barzelletta che ho letto nell'ultimo libro di Dave Eggers (Ologramma per il re, ed. Mondadori): il protagonista è capace di raccontare centinaia di barzellette, senza interrompersi. Una di queste è la definizione di “consulente”, tanto divertente ai miei occhi che non riesco a tenerla per me. Sia chiaro: la definizione che scriverò fra un attimo non ha niente a che vedere con il consulente aquilano che, peraltro, ha avuto molto successo di pubblico, facendo anche comizi sulla nostra colpevolezza. Comizi che dimostrano la convinzione delle sue idee e che non devono assolutamente invalidare la sua consulenza al processo, come alcuni maligni sostengono.

Ma veniamo alla definizione di “consulente”, secondo Dave Eggers. Consulente: colui che conosce 38 modi per fare l'amore ma non conosce neanche una ragazza.
A me ha fatto molto ridere, anche perché mi ha ricordato la mia adolescenza ... Ripeto: la definizione nulla ha a che vedere con il consulente aquilano, uomo dotato di grande fascino e notevole stile. Fascino e stile che vengono dall'intelligenza e dalla cultura!

Ma basta divagare, torniamo ai terremoti.

Dicevamo: 20 sequenze solo nel mese di dicembre. Molti si preoccupano, con ragione, perché non si fidano degli edifici in cui vivono. Mi chiedono consigli su cosa fare, tramite i vari social network e per telefono. Rispondo in maniera evasiva e faccio presente che non sono la persona più indicata per dare risposte di questo genere essendo, allo stato attuale, un omicida colposo per ragioni sismiche. Inoltre, un po' vilmente, non vorrei ulteriormente aggravare la mia posizione con una condanna per procurato allarme: essendo diversamente giovane, rischierei di fatto l'ergastolo. Mi limito allora a raccontare che cosa faceva la Commissione Grandi Rischi negli ultimi vent'anni del secolo scorso.

Non faceva certo previsioni ma si riuniva e suggeriva agli amministratori locali quali misure intraprendere, basandosi sulla massima scossa nota del loro territorio.
I suggerimenti erano contenuti in un verbale conciso, che veniva redatto alla fine della riunione e approvato seduta stante.

Inoltre, "dislocavo" numerosi ricercatori e tecnici ING (ancora non c'era la V nell’acronimo) nella zona attiva, in modo che avessero un rapporto continuo con la gente. Io stesso vi trascorrevo settimane o mesi. Per far questo, non chiedevo il permesso a nessuno, sulla base di un articolo della nostra bellissima Costituzione, che garantisce l'assoluta indipendenza degli Istituti di Ricerca e di Cultura.

Particolarmente impegnativi furono gli interventi nella Sicilia Orientale, nel 1990, e in Umbria e Marche, nel 1997-98.

Nel 1990, ci fu una scossa di magnitudo 5.7 al largo di Augusta, in prossimità della costa, molto avvertita dalla popolazione. Il terremoto avvenne il 13 dicembre ed è ricordato come terremoto di Santa Lucia. Provocò danni diffusi fino a Catania e numerose vittime a Carlentini; è infatti noto anche come terremoto di Carlentini.

Praticamente, tutti i dipendenti dell'Istituto si alternarono nella zona, nota in Sismologia per il terribile sisma del 1693, ricordato come terremoto della Val di Noto. Il sisma del 1693, di magnitudo sicuramente superiore a 7, fu preceduto alcuni giorni prima da uno di magnitudo 5 ... e non dico altro.

Passai tutte le vacanze di Natale con la mia famiglia a Catania. Con l'allora Presidente della Regione Nicolosi girammo tutti i paesi che avevano avuto danni e, insieme a ricercatori e tecnici ING, ci dedicammo a parlare e a comunicare sul terremoto del 1693, che era nella mente di tutti.

Negli ultimi mesi del 1997 e i primi del 1998, in Umbria si verificò una lunga sequenza sismica, con numerose scosse forti.

L'ottima organizzazione e la continua e corretta comunicazione diretta, fatta dai numerosi dipendenti ING presenti, fu molto apprezzata dalle popolazioni e, forse, salvò molte vite.
Passai molto tempo in Umbria, specialmente a Natale, Capodanno e Pasqua. Anche in quella circostanza incontrai molte persone e fu un'esperienza per me importante e, mi sia concesso, umanamente preziosa ... meglio che andare a sciare.

Agli inizi di questo secolo, le cose cambiarono perché il Dipartimento della Protezione Civile, organo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, rivendicò completamente a sé la comunicazione ufficiale sui rischi e, pertanto, ogni intervento fu gestito direttamente da tale Autorità superiore.
Ci furono anche tentativi di "controllare" le attività scientifiche dell'Ingv, che furono, però, sempre respinti con decisione e, talvolta, con durezza!

Mi viene spesso chiesto anche perché l'attuale Commissione Grandi Rischi (CGR) non si è fatta sentire in questi ultimi mesi. Posso solo fare delle illazioni. La nuova CGR cominciò l’attività cercando di dimostrare la sua superiorità rispetto alla precedente, facendo due previsioni. Una, il 31 gennaio 2013, in Garfagnana, l'altra, il 5 giugno 2012, in Emilia dove si erano verificate due forti scosse il 20 e il 29 maggio, entrambe di magnitudo attorno a 6. Tutte e due le previsioni sono risultate sbagliate e, forse, questo è uno dei motivi del costante silenzio della CGR.

Un'altra ragione potrebbe essere il fatto che, non facendo alcuna valutazione, non si rischia nessuna noia legale. Si potrebbe, però, credere che il silenzio costituisca di fatto una rassicurazione perché, se si pensasse alla possibilità di un qualche pericolo, è lecito supporre che qualcosa verrebbe detto.

Va ricordato che dopo la scossa del 20 maggio 2012 non ci fu alcuna riunione e nessuna comunicazione venne data. Questo venne sicuramente considerato rassicurante, tanto che tutti ripresero rapidamente le loro attività. Purtroppo, la scossa di pochi giorni dopo, il 26 maggio, fece numerose vittime. La previsione del 5 giugno, per una terza scossa in Emilia, fatta addirittura in diretta televisiva dal Presidente del Consiglio dell’epoca, rimane ancora incomprensibile.

Malgrado continue rivendicazioni di trasparenza e di grandi capacità comunicative da parte dell'attuale CGR, i misteri permangono.

In ogni caso, è sempre bene tener presente che Sismologi italiani di fama mondiale, grandi conoscitori della nostra sismicità, non sono presenti nella CGR.

Tornando al discorso iniziale, è bene rammentare che le 21366 piccole scosse del 2013 non impediscono a priori una forte scossa e che la teoria, ormai tristemente famosa, che tante piccole scosse impediscono disastri è la cosa più stupida detta nell'ambito delle Scienze della Terra negli ultimi trent'anni!

La seconda più stupida, tanto per intendersi, è quella che sostiene che i recenti terremoti italiani sono stati provocati dalla NATO con bombardamenti elettromagnetici!

La terza è quella che suggerisce che i terremoti emiliani di magnitudo 6 sono stati generati da trivellazioni.

Quest'ultima potrebbe diventare seconda perché la Regione Emilia-Romagna ha costituito una Commissione (costo: 50.000€), per verificare l'affermazione. Siamo in fervente attesa dei risultati e delle loro motivazioni, per dare un'adeguata valutazione della sciocchezza e dello spreco di denaro pubblico! Motivazioni che, per pudore, potrebbero non venir rese note, temo.

In ogni caso, la più grossa sciocchezza degli ultimi trent’anni, resterà, insuperata e insuperabile, quella dello scarico di energia che con tante piccole scosse impedisce le grandi magnitudo.

E’ come andare dal cardiologo e dire: “Dottore, mi vengono tanti piccoli infarti”. E il cardiologo risponde: “Benissimo, non ti verrà mai quello grosso. Puoi stare tranquillo”.

Intanto, è passata l'Epifania, che anche questa volta tutte le feste si è portata via.

Speriamo allora che, di ritorno dalle piste sciistiche e dalle vacanze natalizie, si dimostri finalmente l’utilità della nuova CGR.

*Geofisico

Gerusalemme imbiancata dalla neve

di Enzo Boschi*

Confesso che vedere la Terra Santa imbiancata dalla neve mi ha fatto piacere. Mi sono quasi commosso.

Un secolo fa, quando ero bambino, facevo il Presepe insieme a mia sorella, un po' più grande di me. Decideva tutto lei e imponeva la neve, simulata malamente con il cotone idrofilo, sopra la capanna e sopra la borraccina, che costituiva il fondo di tutto l'insieme. La borraccina, per chi non è aretino, è un muschio molto bello, compatto e morbido, che non è facilissimo trovare: sembra moquette. Mi hanno detto che in certe zone adesso è addirittura vietato raccoglierla. Un po' di cotone veniva messo anche sopra il laghetto simulato con uno specchio.

Io invece mi immaginavo la vicenda di Gesù tutta in zone desertiche, polverose, povere d'acqua. Questo veniva dagli insegnamenti del mio Maestro delle scuole elementari che, molto religioso, ci parlava di Gesù come personaggio storico. Ci descriveva l'ambiente dove era cresciuto, per farci appassionare alla geografia. Dava molta importanza al periodo che Gesù trascorse da solo nel deserto.

E allora facevo molta fatica ad accettare un Presepe molto verde oltretutto qua e là ricoperto di neve. Anche perché nella mia parrocchia ne facevano uno bellissimo, con i vari personaggi, autentiche sculture artistiche, con i piedi che poggiavano su un fondo di sabbia.

Le discussioni con mia sorella erano infinite, ma riusciva sempre a imporsi, usando un argomento che allora mi sembrava dirimente: ero io in grado di dimostrare che a Betlemme non avesse mai nevicato? E poi, diceva, il bianco della neve dava "un che di sacro" e puro, che la sabbia non riusciva a dare. Anzi la sabbia aveva, sempre secondo mia sorella, "un che di sporco".

Ho letto sul Corriere della Sera, a proposito della neve a Gerusalemme, un bellissimo articolo di Marco Garzonio. "Luminosa, candida, eccezionale la neve evoca la trascendenza", scrive Garonzio, confermando in maniera elegante quanto cercava di dirmi mia sorella.

Ho poi "scoperto" che da sempre unica e speciale la Terra Santa lo è pure per i significati che la neve racchiude e rivela proprio perché è sempre stato un evento rarissimo. Rarissimo e per questo considerato ricco di valori simbolici, che sicuramente stimolarono l'immaginazione degli autori del testo biblico "alla ricerca d'un senso da dare alle cose".

Un'immagine recentissima, ormai iconica, mostra Netanyahu e Kerry con alle spalle il panorama della Città Santa imbiancata.

Chissà, si chiede Garzonio, se nelle orecchie dei due importanti uomini politici è giunta eco del Salmo che invoca la lode cosmica anche da governanti e giudici della Terra: "Lodate il Signore ... neve e nebbia, vento di bufera che obbedisce alla sua parola".

Vedendo la neve a Gerusalemme, non ho potuto resistere alla tentazione di provocare Luca Lombroso, che è il miglior climatologo che io conosca, molto impegnato anche nella divulgazione. Come è possibile, gli ho chiesto, che con il riscaldamento globale in corso possa nevicare a Gerusalemme? Ovviamente Luca si è scatenato e, utilizzando i social network, ha dato spiegazioni rigorose, togliendo ogni speranza a coloro che non credono al global warming. Si può discutere solo delle cause che lo provocano, non della sua esistenza, ormai.

Tutto questo discorso, un po' sconclusionato, per fare gli auguri di Buon Natale ad alcune persone a cui mi sento legato per ragioni varie.

Prima di tutto, un grande augurio a Giulio Selvaggi, uno dei migliori sismologi di sempre, e alla sua straordinaria moglie Ingrid. Condannato, in primo grado, a sei anni di reclusione perché lo portai con me alla famigerata riunione della Commissione Grandi Rischi a L'Aquila, il 31 marzo del 2009, per essere io sicuro di poter rispondere a qualunque domanda sulla sismicità abruzzese e far così al meglio il mio dovere. Distruggendogli la vita.

Al Giudice e al Pubblico Ministero di L'Aquila, un augurio di ritrovare il senso delle proporzioni, dopo essersi convinti che Giulio ed io abbiamo potuto escludere un terremoto nella zona da noi stessi definita a maggiore pericolosità sismica in Europa.

Un augurio molto affettuoso ai "miei" precari, quelli dell'Ingv. L'augurio di Buon Natale si associa all'augurio di un dignitoso sviluppo dei concorsi: che possano risolversi tante ingiustizie, nel tempo più breve possibile. Che ottimi ricercatori e tecnici abbiano, infine, il riconoscimento che meritano, visto che sorveglianza e ricerca sono quasi interamente sulle loro spalle.

Infine, un augurio dal profondo del cuore ai miei amici duri e puri del Foglietto. Pubblicano sul loro settimanale i miei articoli senza capo né coda, dando un senso ai miei giorni. E' un onore e un gran divertimento per me scrivere sul Foglietto, che molti sembrano non apprezzare ma che tutti leggono. Molti si arrabbiano, alcuni addirittura minacciano. Ma la forza della verità li costringe a calmarsi. Addirittura alcuni cambiano mentalità e giudicano i fatti in maniera diversa, come successe a me una decina di anni fa.

Tornando al valore simbolico della neve in Terra Santa, comunque la si pensi, tutti possiamo apprezzare questo miracolo chiaro del Natale vicino. E sperare in un nuovo inizio.

"Lavami e sarò più bianco della neve" recita un altro Salmo.

*Geofisico

La trasparenza e l'etica nella Regione Emilia-Romagna e … anche altrove

di Enzo Boschi*

Una delle parole più usate negli ambienti ad alto contenuto demagogico è trasparenza, a cui spesso si aggiunge etica. Non mi è chiaro se l'etica sia considerata una conseguenza della trasparenza o se la trasparenza discenda necessariamente da una visione etica del mondo.

A trasparenza e etica spesso viene associata un'altra parola: comunicazione. E' eticamente corretto che tutto sia trasparente e, quindi, va comunicato in modo da eliminare eventuali “zone d'ombra”. Meglio: “zone grigie”, come dicono coloro che sanno servirsi della terminologia demagogica. Per zone grigie si intendono quelle situazioni in cui si materializzano, secondo i moralisti, i compromessi tra persone prive di ogni sensibilità etica o fra persone, magari onestissime, però considerate rivali e, quindi, da delegittimare. Sminuire competitori o sminuire persone che sarebbero in grado di evidenziare mancanze, anche gravi, di coloro che dell’etica fanno un’arma, è sport molto diffuso.

Fino a qualche tempo fa, la classe politica dirigente della Regione dove vivo, l'Emilia-Romagna, era costantemente impegnata a mostrare la propria splendente superiorità morale in tutti gli ambiti possibili delle umane attività. Poi successe quello che sembrò l’imponderabile! Il precedente Sindaco di Bologna fu accusato da una sua fidanzata, abbandonata e vendicativa, di cose molto private. Venne così fuori che questo Sindaco, quand'era Vice Presidente della Regione, amava fare viaggi in posti esotici, con i soldi dei contribuenti.

La cosa fece molto scalpore nella Bologna per bene e perbenista, tanto che fu costretto a dimettersi.

Fu subito chiarito, con impegno, che si trattava di un caso singolo, di un "discolo" in mezzo a persone di virtù specchiatissime. Anche il "discolo", poi, in fondo non fu considerato così cattivo, tant’è che poté tornare alla sua cattedra e a dedicarsi all'insegnamento universitario, come faceva prima di ricoprire importanti incarichi istituzionali.

Tutto questo all'insegna dell'etica e della trasparenza. E anche della comunicazione.

Agli studenti che seguono il corso dell'ex Sindaco, infatti, è arrivato chiaro il messaggio e l'esempio: “Ricorda, giovane destinato alla disoccupazione, che se utilizzi per tuoi scopi personali il denaro pubblico verrai severamente redarguito e perderai posizioni ambite ... ma con amici devoti potrai fare il professore universitario”. E' così che il giovane imparerà a comportarsi con trasparente etica, magari comunicativa.

Comunque, per far dimenticare la "brutta figura", fu necessario riprendere con forza la propaganda: la Regione Emilia-Romagna rimaneva la migliore di tutte le Regioni possibili, per dirla alla Leibnitz. Migliore organizzazione sanitaria, migliori asili nido, migliore in questo, migliore in quello ... Migliore struttura di Protezione Civile ... Ah, qui è l'intoppo, come dice Amleto nel suo monologo.

Effettivamente sembrava che tutto il possibile fosse stato fatto per proteggere i cittadini dai terremoti. Addirittura esiste (o esisteva) una Commissione Grandi Rischi regionale, fatta per lo più da esperti milanesi, probabilmente considerati i migliori. Non dimentichiamo, poi, un'attenta e capillare organizzazione di volontari di Protezione Civile, che sono sempre i primi e più efficienti nei disastri.

Ma il vanto dei vanti era la prevenzione: certe cose che si verificavano in altre Regioni amministrate da altre forze politiche, probabilmente prive di etica e di trasparenza e con poco di positivo da comunicare, non si sarebbero mai verificate in Emilia-Romagna.

Purtroppo arrivano le due scosse del maggio del 2012. Generano un diffuso danneggiamento, un numero non indifferente di vittime e molti sfollati, un numero consistente dei quali vive ancora dentro orrendi container. Questo non può succedere in una Regione altamente etica, trasparente e molto comunicativa. Può succedere in qualche Regione meridionale, dove il sole dell'avvenire non è mai sorto, ma assolutamente non in Emilia!

E' necessario trovare responsabili che nulla abbiano a che vedere con la Regione e, in ogni caso, distogliere l'attenzione da essa. Chi meglio di sismologi non schierati con la Regione stessa possono fungere da colpevoli?

Ci si rivolge allora ai propri consulenti, che possano sviluppare la solita sequenza.

"Nessuno ci aveva avvertito che la zona fosse sismica; addirittura ci avevano detto che era sicura". Ma i sismologi mostrano la mappa di pericolosità sismica pubblicata un decennio prima sulla Gazzetta Ufficiale con tutte le indicazioni per costruire o ristrutturare bene.

"La sismicità della zona, anche se indicata nella mappa, è stata chiaramente sottovalutata". Ma i dati raccolti dai sismologi proprio durante la sequenza del maggio-giugno 2012 mostrano esattamente il contrario: la mappa di pericolosità sismica addirittura sovrastima la pericolosità  sismica emiliana.

Se le strade della normale diffamazione non funzionano bisogna inventarne di nuove, anzi nuovissime: "Qualcuno ha provocato i terremoti! Li ha provocati trivellando la zona o sollecitandola per scopi inconfessabili!”.

Una simile affermazione a chi è dotato di un minimo di buonsenso appare subito assurda, se non altro per il principio di conservazione dell'energia, che tutti conoscono anche se non se ne rendono conto.

Il fatto che qualcuno sia in grado di provocare terremoti piace, però, ai mezzi di informazione, sempre alla ricerca di cose strane da raccontare, così come a L'Aquila piacque moltissimo il tecnico che prevedeva i terremoti guardando (si fa per dire) le variazioni di emissione di radon.

L'idea che si potessero provocare i terremoti affascinò molto anche la gente che aveva visto qualche film di fantascienza e, quindi, era informata.

Sopratutto si distolse l'attenzione dalle terribili responsabilità dei vertici della Regione.

Il Voltaire della situazione cercò di ironizzare sul fatto che l'Emilia è la migliore delle Regioni possibili ma venne subito zittito. Leibnitz in questo caso ebbe la meglio e nemmeno un breve Candide venne scritto.

Addirittura è stata creata una Commissione internazionale di cinque membri, tre dei quali italiani quindi internazionale ma a maggioranza nazionale, dal costo previsto di 50.000 €, per rispondere alla domanda: possono le trivellazioni generare terremoti? Tutta la comunità sismologica da mesi, col fiato sospeso, aspetta il verdetto …

Desta meraviglia la latitanza della Grandi Rischi regionale che, anch'essa, non dette alcuna indicazione dopo la scossa del 20 maggio e così quella del 29 maggio provocò un numero considerevole di vittime. Latitanza che, per quanto è dato sapere, continua tuttora.

Sembra che il ritardo con cui la Regione Emilia-Romagna ha recepito le indicazioni della mappa di pericolosità sismica pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale sia dovuto proprio alle indicazioni della Grandi Rischi regionale, che aveva idee diverse sul rischio emiliano e, sopratutto, muovendosi con la filosofia emiliana, voleva forse mostrarsi superiore ai sismologi "romani" dell'Ingv, sia tecnicamente che eticamente. Stranamente senza comunicare in questo caso alcunché, forse dimenticando anche di essere trasparenti.

Si ricordi, per capire bene la logica degli avvenimenti, che in Italia sono le Regioni ad avere il potere e il dovere di sviluppare strategie di difesa dai terremoti e questo in base alla Costituzione. Il potere centrale ha solo compiti di indirizzo.

Anche prese di posizione molto discutibili di consulenti della Regione non sono bastate a portare allo scarico di responsabilità auspicato ma hanno ottenuto l'effetto opposto, data la loro insipienza. Anzi sono emersi veri e propri conflitti di interesse, che richiederebbero un'attenta verifica. Con un minimo di coerenza, la verifica dovrebbe portare alla liberazione di posti universitari di ruolo, immeritatamente occupati, da dedicare a giovani ricercatori di gran valore ma costretti ad emigrare.

Un autentico atteggiamento etico e trasparente dovrebbe portare a una soluzione accettabile, che potrebbe poi essere comunicata a chi di dovere: etica, trasparenza e comunicazione, così trionferebbero per il bene di tutti.

Non credo, però, che tutto questo avverrà. Recentemente è scoppiato in Regione il caso delle cosiddette "spese pazze", che hanno drammaticamente e irreversibilmente incrinato l'immagine etica e trasparente dei consiglieri. La comunicazione è passata ai giornali, che narrano dettagli grotteschi. Sono così venuti alla luce comportamenti molto poco dignitosi, messi in atto da soggetti che avrebbero preferito una trasparenza pressoché nulla e una comunicazione ridottissima, almeno criptica.

Dunque, per un insieme di ragioni in Emilia non è riuscito, malgrado il forte impegno, il colpo magistrale della Regione Abruzzo, che ha scaricato tutte le proprie responsabilità su sismologi incolpevoli, facendo dimenticare decenni di assoluta noncuranza del rischio sismico e della sicurezza dei cittadini nonchè interessi inconfessabili, ben concreti.

Insomma, talvolta la demagogia, pur nella sua versione più violenta come quella qui narrata, può essere sconfitta dai fatti. La storia, però, non è finita: i consiglieri regionali del principale partito si sono riuniti e si sono sostanzialmente assolti, individuando, al più, un solo colpevole.

Il Resto del Carlino ha raccontato che il "colpevole" è stato alla fine abbracciato e baciato dagli altri, commossi.

Questo mi ha ricordato un film su un'efficiente organizzazione: un povero malcapitato veniva trattato con grande affetto dai suoi accoliti, prima di essere fatto fuori.

Quella dell'appellarsi all'etica e alla trasparenza è una caratteristica molto diffusa anche negli ambienti della Ricerca e dell'Università di coloro che scientificamente non fanno, e spesso non hanno fatto, niente di significativo. Che addirittura disprezzano e criticano coloro che si battono per far arrivare fondi per le attività di ricerca. Creano ogni tipo di difficoltà a coloro che lavorano veramente, avendo il grosso problema del "tempo libero". Il fenomeno è molto più diffuso di quanto non si creda.

Sono personaggi facilmente identificabili sia negli Enti di Ricerca che nelle Università. Il Ministro dovrebbe imporre la liberazione di posti che potrebbero essere occupati da giovani molto più attivi e utili alla Società. Anche i Rettori, almeno nel loro secondo mandato, quando non devono più essere eletti, avrebbero la possibilità di intervenire con la necessaria severità. Lo stesso dovrebbero fare i Presidenti degli Enti. Le loro lamentele sulla scarsità di finanziamenti diverrebbero allora più credibili. Misure drastiche andrebbero anche prese per coloro che ricoprono più incarichi retribuiti.

Tutto questo, per tentare di trattenere in Italia i nostri giovani migliori e cercare di recuperare quelli che se ne sono andati.

Potremmo anche diventare un Paese normale: chi non lavora va a casa e il merito è premiato.

*Geofisico

L'ultimo giorno di novembre

di Enzo Boschi*

Nell'ultimo giorno di novembre sui  quotidiani che leggo normalmente c'è solo una notizia particolarmente interessante e per niente rassicurante: la disoccupazione giovanile, cioè dei giovani tra i 15 e i 24 anni, è aumentata dello 0,7% da ottobre  ed è salita al 41,2%, contro il 23,7% nell'Eurozona. La notizia è confinata nelle pagine interne e può anche sfuggire.

Non sfugge, invece, la mancanza di ogni riferimento alla situazione  post-alluvione in Sardegna.

Non sono certo  in grado di giudicare che cosa va scritto o che cosa non va scritto sui giornali. Ma il disinteresse per il disastro sardo era già iniziato da qualche giorno anche se ogni tanto appaiono inviti a collette telefoniche per aiutare le popolazioni. I Politici che "contano" non sono più andati a mostrarsi avviliti nelle zone colpite perché cominciano a capire che non sono molto apprezzati e che è meglio evitare promesse che sono già state fatte mille volte dai loro predecessori, senza che mai venissero mantenute.

Un'altra notizia passata quasi sotto silenzio è che i finanziamenti previsti per l'Ambiente nella legge di stabilità per il 2014 ammontano a poche decine di milioni di euro. Ho immaginato che il Ministro dell'Ambiente si sarebbe strappato i capelli e le vesti di fronte a una così drastica sottovalutazione della questione ambientale. Invece niente: calma assoluta.

Sui giornali non appaiono le "vibrate e vibranti" proteste che mi sarei aspettato. In realtà nessuno si è lamentato o indignato. L'impressione, che ormai comincia ad essere una certezza, è che l'Ambiente non interessi a nessun membro del Governo, proprio a nessuno.

Tragicamente non sembrano neanche interessati al fatto che quasi la metà dei nostri giovani non riescono a trovare lavoro, che due milioni di nostri concittadini si sono arresi: il lavoro non lo cercano più. Sì, si sono arresi: d'altronde deve essere molto umiliante ricevere sempre rifiuti.

Ma che cosa c'entra la disoccupazione con la questione ambientale?

Sarebbe facilissimo dimostrare che se si investisse per mettere in sicurezza il Paese, si rilancerebbero economia ed occupazione. Ma è un'affermazione che è stata fatta inutilmente tante di quelle volte che ormai ha perso senso; come quando si ripete la stessa parola un'infinità di volte fino a che non ha più significato.

La risposta che viene sempre data è che non ci sono i soldi per una ristrutturazione complessiva. Ma non si spiega mai come si è fatto nel passato a trovare i fondi necessari per fronteggiare, malamente, le innumerevoli catastrofi che hanno funestato il nostro Paese. Una cifra complessiva immensa, che ormai si esprime con le centinaia di miliardi di euro.

Tutto è più o meno rimasto banalmente uguale: si potrebbe verificare di nuovo un'alluvione di Firenze come quella del 1966 perché nulla è stato fatto per prevenire una simile eventualità. Anzi nuovi fenomeni ambientali, come le cosiddette "bombe d'acqua", cioè moltissima pioggia concentrata in una zona ristretta in pochissimo tempo, dovrebbero far preoccupare e anche molto, perché nessuno sa prevedere dove colpiranno. E potrebbero produrre effetti molto più devastanti  di quelli del 1966.

Il Capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, di fronte al sostanziale disinteresse delle Regioni per le questioni ambientali (sono le Regioni che per legge hanno la responsabilità della prevenzione) ha detto una frase che dovrebbe scuotere le coscienze: "Ogni disastro non è che un appuntamento per quello successivo, perché nulla cambierà".

Ma se parlavano pochissimo della disoccupazione e non dicevano niente dei problemi ambientali su che cosa si sono dilungati i giornali nell'ultimo giorno di novembre?

L'argomento principale è stato il confronto televisivo fra Matteo Renzi, Gianni Cuperlo e Pippo Civati, in vista delle primarie per l'ambitissimo posto di Segretario del PD. Per uno che non fa il tifo, il confronto è stato  noioso: tre bravi ragazzi simpatici, di bell'aspetto che hanno cercato di mostrare i loro lati migliori.

Purtroppo dell'Ambiente, che è tragicamente LA QUESTIONE  politica italiana, non hanno parlato. Forse hanno fatto bene perché un discorso serio e non ideologico sull'Ambiente non si può improvvisare.

Non hanno neanche spiegato come intendono affrontare il problema della disoccupazione giovanile e non. In realtà, semplicemente non lo sanno e la discussione si svolge solo sul piano delle prese di posizione di principio generiche: "faremo, ci impegneremo ...". Non spiegano mai modi e tecniche perché semplicemente sono al di sopra delle loro possibilità oppure implicano scelte dolorose, che elettoralmente non pagano.

Ci troviamo di fronte all'incapacità diffusa di stabilire le priorità delle cose da fare. Insomma, ancora una volta appariamo per quello che realmente siamo: ignoranti!

Se fossimo un Paese colto, cioè un Paese capace di individuare i propri bisogni, avremmo da tempo risolto i tanti problemi che ci affliggono da sempre.

Non ci si dovrebbe quindi meravigliare se dopo tante chiacchiere e tante tragedie, all'Ambiente è stata dedicata ancora una volta una cifra modesta, praticamente inutile.

Tornando alla disoccupazione giovanile, nel mondo della Ricerca assistiamo al fatto drammatico che nuovi ricercatori, nel periodo più produttivo della loro carriera, o se ne vanno o non sono messi in condizione di lavorare. Inoltre i loro docenti o ricercatori più anziani, per lo più, o ripetono all'infinito le stesse cose che fanno da vent'anni e passa, oppure semplicemente non fanno niente di rilevante. Impediscono volontariamente o involontariamente l'apertura di nuovi campi di attività. Questo porta all'impossibilita dei giovani non solo di trovarsi un lavoro ma anche di inventarselo, come avviene in società più aperte e più competitive.

Nessuno ha dubbi sul fatto che nuova ricchezza e nuova occupazione possono nascere esclusivamente da un atteggiamento originale verso il mondo che ci circonda. Affrontare la questione ambientale su basi scientifiche e tecnologiche nuove  è indubbiamente una possibile strada di sviluppo. Per far questo si devono  prima di tutto eliminare gli ostacoli. Per esempio, licenziare o mandare in pensione coloro che nell'ambito della Ricerca occupano posizioni rilevanti senza produrre niente. Persone che addirittura svolgono altre attività e magari creano problemi a quelli che cercano di fare il loro dovere al meglio delle loro possibilità. Sono facilmente identificabili. Certo sarebbe una decisione drastica e un po' crudele, ma è l'unico modo per uscire da un'impasse che dura ormai da troppo tempo.

Nei giornali dell'ultimo giorno di novembre del 2013 non c'è niente che mostri un sia pur minimo barlume di speranza.

*Geofisico

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