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- di Pietro Perrino
A marzo scorso, si è tenuta a Roma, presso il Cnr, la Conferenza Finale del Progetto Cost “European Cooperation in Science and Technology, Action FP 0905”.
Da quando la Fed ha eretto a feticcio della sua politica monetaria il tasso di disoccupazione, tutto il mondo guarda con occhio spasmodico le statistiche mensili Usa, col dito sul mouse pronto a comprare America e vendere resto del mondo non appena suonerà la campanella della fine ricreazione.
Il 17 aprile scorso, la Sezione controllo enti della Corte dei conti ha depositato la Relazione sulla gestione finanziaria 2012 dell’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (Isfol), ente di ricerca finanziato dallo Stato “dotato di indipendenza di giudizio e di autonomia scientifica, metodologica, organizzativa, amministrativa e contabile ... sottoposto alla vigilanza del Ministero del lavoro”.
La Cassazione – Sezione Lavoro – con sentenza n. 6953 del 25 marzo 2014 (Pres. Vidiri, Rel. Amoroso, ha stabilito, in materia di mobilità dei dipendenti tra enti pubblici, che l'art. 6 della legge n. 554 del 1988, nel disporre che per il computo del trattamento di fine rapporto deve considerarsi la complessiva anzianità utile facendo salvo il maggior trattamento eventualmente spettante all'atto del trasferimento, enuncia implicitamente la regola dell'applicabilità, all'intero rapporto, della disciplina dell'ente di destinazione, poiché solo in tal modo è ipotizzabile un'eccedenza quanto al trattamento calcolato, al momento del trasferimento, sulla base dell'anzianità determinata secondo l'ordinamento preesistente.
Nel 2012, secondo i dati pubblicati nei giorni scorsi dall’Agenzia delle Entrate, gli enti pubblici di ricerca, diversamente dalle Università, ancora una volta non hanno fanno molta presa sui cittadini, quando si è trattato di devolvere – con la dichiarazione dei redditi – il cinque per mille.
di Adriana Spera
Da circa venti anni si sente parlare incessantemente di riforme. Per ora, il legislatore si è ripetutamente esercitato, per non dire accanito, su tre temi: lavoro, pensioni, scuola e università. Politici e media continuano a ripetere come un mantra, quasi ad imitazione del gergo del Crozza-Maroni, che erano riforme necessarie a “modernizzare” il paese.
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