20. 09. 2019 Ultimo Aggiornamento 10. 09. 2019

Il terzo anniversario

Enzo BoschiDomani 20 maggio è il terzo anniversario del primo terremoto che tre anni fa colpì la Bassa emiliana.  Il secondo avvenne dieci giorni dopo, il 29, e provocò la maggior parte delle vittime.

Il generoso impegno dei cittadini nel far ripartire subito le attività industriali, che la prima scossa aveva bloccato, e la mancanza di informazioni adeguate sulla probabile evoluzione del fenomeno determinarono la tragedia.

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Misteri

Enzo BoschiMi è stato fatto arrivare un comunicato stampa del Comune di Modena, datato 9 maggio 2011 (sì, 2011), in cui veniva annunciato un convegno per l'11 dello stesso mese, avente come tema e scopo quello di "snellire la normativa sismica".

Questo accade poco più di un anno prima delle due scosse del 2012, che - come molti ricorderanno - provocarono numerose vittime e un notevole danneggiamento nella Bassa Emiliana.

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Ulteriori approfondimenti per le scorie nucleari. Intanto, andiamo a Mosca e … gaudeamus igitur!

alt"L'addio impossibile dell'Italia al nucleare" è il titolo di un articolo apparso su La Repubblica del 22 aprile scorso, a firma di Giuseppe Caporale.
Immaginavo che una pioggia di smentite indignate piovesse su quanto riportato dal quotidiano e invece ... nessuna reazione.

E allora possiamo dare per certi i contenuti dell'articolo.

E quindi è accertato che lo smantellamento delle centrali sconta un ritardo colossale. Doveva essere completato nel 2020, con un costo di due miliardi e seicentomila euro, e invece bisognerà aspettare il 2035, con l'ulteriore spesa di cinque miliardi.

Negli impianti fermi ma non smantellati, giustamente continuano a lavorare un migliaio di dipendenti. Finora si è riusciti a smantellare solo il 24% e la parte più delicata, cioè la più pericolosa, degli impianti non è stata toccata.

Da che cosa dipende questo enorme ritardo?

Probabilmente le cause sono molteplici ma "all'esterno" non è dato conoscerle, perché in questa materia tutto è molto riservato. Comunque una cosa è certa: il motivo principale del tempo perso risiede nella mancata localizzazione del deposito dell'enorme quantità di rifiuti nucleari attualmente sparsa un po' alla rinfusa per tutto il Paese.

Il costo previsto per il deposito, che riguarderà solo i rifiuti meno pericolosi, è dell'ordine di tre miliardi e mezzo. Sulla localizzazione si sono persi almeno quindici anni, il tempo trascorso dal grottesco tentativo di farlo a Scanzano Jonico quando la popolazione compatta con i forconi...

Ad oggi la questione è tutt'altro che risolta. Pochi giorni fa i Ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico avrebbero dovuto comunicare le sedi selezionate per ospitare il deposito. Misteriosamente hanno rimandato tutto ancora una volta per "un paio di mesi", necessari per effettuare "ulteriori approfondimenti". In che cosa consistano questi "ulteriori approfondimenti" non è stato spiegato.

Si dice da più parti che questo slittamento è dovuto alle elezioni, che presto si terranno in alcune Regioni. Quindi se ne potrebbe dedurre che i possibili luoghi individuati per il deposito si trovino in quelle Regioni e siccome si teme giustamente che le scorie nucleari non siano gradite ...
Spero che non sia così perché voglio bene al mio Paese!

Chi prende queste ridicole decisioni in fondo considera noi cittadini un branco di sprovveduti.

Prima dichiarano solennemente che entro una tal data verranno date tutte le informazioni, poi rimandano senza spiegare il perché. Neanche un minimo di rispetto per coloro che pagano le conseguenze di queste manifeste incapacità e irresponsabilità attraverso la bolletta carissima.

Siccome non si ritiene di spiegare il perché di questi "ulteriori approfondimenti", siamo autorizzati a fare le illazioni che riteniamo più opportune. Il Foglietto, a partire dal novembre dello scorso anno, ha dedicato ben quattro articoli a questo delicatissimo tema (1, 2, 3, 4), sostenendo con chiarezza che negli studi svolti non vi era evidenza che si fosse tenuto conto adeguatamente dell'elevata pericolosità sismica del nostro territorio.

Uscito il primo articolo, mi fu fatto sapere, indirettamente, dai vertici SOGIN che una specie di consiglio scientifico aveva operato con riunioni periodiche, per considerare adeguatamente tutti i possibili aspetti critici della questione. Ma i verbali di queste riunioni, almeno per me, sono rimasti riservati e non mi è stato possibile verificare come la sismicità italiana fosse stata considerata.

In ogni caso, la comparazione fra documenti già esistenti e quelli che verranno prodotti dopo gli "ulteriori approfondimenti" farà capire che cosa è successo di tanto grave da non far rispettare i solenni impegni presi. Sempre che non venga tutto secretato!

Mi è stato anche detto che, forse, prima si sceglieranno i luoghi possibili e poi si andrà a verificarne le caratteristiche sismiche. Ma spero con tutto il cuore di aver capito male.

Spesso sento affermare che la gente è ignorante e che dice sempre no alla creazione, nel territorio dove vive, di eventuali impianti di qualunque natura essi siano.

Penso che la gente abbia tutte le ragioni di non fidarsi di istituzioni che tengono nascosti documenti pubblici e che hanno comportamenti altalenanti, in maniera ridicola e irresponsabile.

Non si dimentichi, tanto per capire con chi abbiamo a che fare, che il Ministero dello Sviluppo Economico prima avallò l'idea assurda delle operazioni di estrazione petrolifera che scatenerebbero terremoti anche a decine di km di distanza. Accortosi, poi, che così metteva in crisi tutta l'industria petrolifera nazionale, si è inventato una scappatoia, arrivata a insuperabili livelli di comicità.

Non si dimentichi neanche che si tentò di dare la responsabilità dei due sismi emiliani del 2012 a un progetto, cioè carte e idee, di un deposito di gas voluto e incoraggiato dai due Ministeri stessi e, apoteosi dell'ignoranza, attribuire colpe alle tecniche di fracking, che da noi non si pratica se non altro perché non abbiamo le rocce adatte.

Insomma, tutt'altro che chiaro quando questa penosa vicenda avrà fine.

Intanto la Francia vuole riconsegnare all’Italia i rifiuti nucleari ad alta pericolosità mandati oltralpe nel 2006 per essere riprocessati. Insieme a quelli mandati in Inghilterra, sono circa 15.000 metri cubi di scorie estremamente pericolose, per le quali non sarà sufficientemente sicuro il deposito che si sta progettando.

Che sorte avranno? Anche questo non è dato sapere forse perché noi poveri cittadini incolti potremmo impressionarci.

Intanto stiamo assistendo ad un colossale spreco di risorse pubbliche. Non sono in grado di verificarne l'attendibilità, ma un importante uomo politico anni fa mi confidò che circa un terzo del debito pubblico dell'epoca equivaleva ai costi sostenuti per entrare e poi uscire dal nucleare.

L'interessante articolo di Caporale, di cui ho parlato all’inizio, si conclude ricordando la lussuosa sede moscovita della SOGIN, con rimborsi faraonici per il personale in missione. Una notizia, questa, che non può che rallegrare lo spirito di un vecchio goliarda come me: basta con la noia della spending review! Andiamo a Mosca e ... gaudeamus igitur!

*geofisico

Avvisi, garanzie ed esseri miserevoli

altIn questi ultimi giorni si è parlato nelle pagine di cronaca politica dei maggiori quotidiani dell'avviso di garanzia notificato a Genova a Raffaella Paita per l'alluvione del 9 ottobre scorso. Raffaella Paita è assessore alla Protezione Civile e soprattutto candidata del Pd alla Presidenza della Regione Liguria.

La Procura della Repubblica le contesta la “mancata allerta”, perché quella sera, nonostante le previsioni meteorologiche sfavorevoli e le fortissime piogge in corso, la sala operativa della Protezione Civile di Genova rimase chiusa.

Non conosco i dettagli della vicenda ma sembrerebbe che fossero state date le informazioni necessarie a prendere i provvedimenti opportuni per mitigare i possibili rischi e che nulla fu fatto. Talvolta però le apparenze ingannano e auspico che la questione si chiarisca per il bene di tutti a cominciare da Raffaella Paita.

Fra un mese circa avremo il terzo anniversario dei terremoti emiliani del 20 e 29 maggio 2012. Terremoti non particolarmente violenti ma che provocarono un numero considerevole di vittime e un notevole danneggiamento molto diffuso.

Quasi tutte le vittime si ebbero a causa del secondo sisma, quello del 29 maggio. Questo particolare è stato quasi dimenticato perché tutta l'attenzione è stata spostata sull'ipotesi ridicola che le due scosse fossero state determinate dalle operazioni connesse alle estrazioni petrolifere in località Cavone. Una cosa completamente priva di senso ma che tuttora stimola convegni "scientifici"e che ha rischiato, e forse tuttora rischia, di mettere in ginocchio l'industria italiana di idrocarburi.

Sono state proposte altre possibili cause ancor più ridicole che hanno contribuito non poco a sviare l'attenzione da un fatto rilevante in termini di sicurezza. Dopo una scossa come quella del 20 maggio 2012 infatti è normale aspettarsi non solo la solita serie delle cosiddette scosse di assestamento ma anche, nel giro di poco tempo, una o più scosse della stessa entità della prima. È praticamente sempre successo in Italia e quindi è dovere della Commissione Grandi Rischi invitare la Protezione Civile a prendere tutte le possibili misure di cautela immediatamente dopo la prima scossa. Operazione che negli anni era diventata pressoché  automatica. Era successo in Belice, in Friuli, in Irpinia, in Umbria ... Dopo ogni scossa rilevante si faceva in modo che la gente uscisse dagli edifici dei quali veniva accuratamente verificata la stabilità ed eventualmente dichiarati inagibili. Operazione che venne scrupolosamente svolta anche immediatamente dopo il terremoto aquilano.

Non si è ancora riusciti a capire che cosa avvenne dopo la scossa del 20 maggio in Emilia. Si sa per certo che la Commissione non si riunì e che quindi nessuna indicazione venne data agli organi di Protezione Civile e i cittadini ripresero tutte le loro attività. Nove giorni dopo la scossa che provocherà il maggior numero di vittime.

Ancora più incomprensibile è il fatto che quando ormai la sequenza sismica era sostanzialmente conclusa la Commissione si riunì e suggerì  al Presidente del Consiglio di lanciare, addirittura in diretta televisiva, un allarme per un possibile sisma devastante nel ferrarese. Un allarme di quel genere e in quei modi non era mai stato lanciato in nessun Paese del mondo occidentale,  addirittura dal massimo potere esecutivo. L'allarme "storico" di Mario Monti è tuttora disponibile su SKY: si può sentire il Presidente ringraziare con nomi e cognomi coloro che lo avevano "consigliato"....

Insomma se Raffaella Paita è indagata per non aver ben interpretato previsioni meteorologiche sfavorevoli ben più grave forse è la responsabilità di coloro, membri della Grandi Rischi, che erano in tutta evidenza in dovere e in grado di fornire indicazioni necessarie a salvaguardare la vita umana durante la sequenza emiliana ma che se ne sono misteriosamente astenuti. Per poi lanciare vergognosi allarmi a scoppio ritardato coinvolgendo il Presidente del Consiglio. Sperando forse in un "colpo di fortuna" che li riabilitasse!

Addirittura alcuni di essi, di delirante ignoranza,  si erano perfino sentiti in grado  di esprimere giudizi su come la precedente Grandi Rischi avrebbe dovuto agire in rapporto al terremoto de L'Aquila. Quest'ultima, ricordiamolo, é stata assolta con formula piena.

Forse sarebbe bene indagare attentamente vari e strani accadimenti connessi al gravissimo mancato allarme emiliano visto anche che al tentativo di definire il Cavone come responsabile di terremoti, un evidente patetico e grottesco tentativo di depistaggio, c'è stata una partecipazione attiva degli stessi personaggi...

È giusto e doveroso individuare eventuali responsabilità... Descriveremo, allo scopo, sempre più accuratamente i fatti...

Qui accluso si potrà leggere l'articolo di Edwin Cartlidge (il giornalista britannico che scoprì il famoso Rapporto ICHESE, che la Regione Emilia Romagna teneva gelosamente "custodito") sulla conclusione del processo d'appello a L'Aquila. Si potrà così apprezzare quanta "sofferenza" un'assoluzione possa generare su un miserevole essere umano, che tanto si era speso per contribuire alla condanna.

*Geofisico

Il convegno

altIl mese scorso, il 18 marzo, sono stato invitato, probabilmente per sbaglio, a un convegno avente per tema "Territorio e Idrocarburi: l'Emilia Romagna", organizzato dall'Assomineraria e dalla Confindustria dell'Emilia Romagna.

Ci sono andato per due motivi: il primo è che si svolgeva a due passi, in senso stretto, da casa mia a Bologna; il secondo, perché pensavo che finalmente si facesse chiarezza su questa novità assoluta di pozzi petroliferi che scatenano terremoti.

Un problema che abbiamo solo in Italia, in seguito alla conclusione di una commissione istituita dal Governo nazionale e regionale per stabilire quali fossero le cause dei due terremoti di magnitudo 6 circa che si verificarono nella Bassa Emiliana nel maggio del 2012.

La commissione, identificata con l'acronimo ICHESE (ove I sta per internazionale ...), concluse che non poteva escludere che fossero state le estrazioni petrolifere in località Cavone a generare le due scosse che avevano provocato un numero considerevole di vittime e generato un esteso danneggiamento tanto che numerosi cittadini a tre anni di distanza sono tuttora senza casa il che, diciamolo, non è bello nella Regione che si è sempre definita la meglio amministrata in Italia.

Su questa incongrua e ridicola vicenda abbiamo scritto varie volte sul Foglietto, evidenziando come alla base di tutto ci fosse sopratutto una pessima conoscenza della meccanica dei continui e della più elementare sismologia.

Che fossi stato invitato per sbaglio l'ho dedotto dalla meraviglia che è apparsa al mio arrivo sulla faccia dei presenti e dai bisbigli con il termine "foglietto" che ho sentito da più parti ... Ritengo doveroso, però, ricordare che alcuni prestigiosi personaggi presenti mi hanno salutato con grande gentilezza.

Ero e sono tuttora convinto che scopo del convegno fosse stabilire una volta per tutte che le estrazioni petrolifere in Italia, come in tutto il mondo, non provocano terremoti.

Infatti, nell'invito che avevo ricevuto si leggeva: "... intende coinvolgere istituzioni, scienziati, imprese, sindacati in una discussione strategica e basata su fatti che esplori il potenziale di convivenza e integrazione della filiera estrattiva con le altre attività economiche...".
Per poi concludere: "Se negli ultimi sessant'anni la coesistenza è stata armoniosa e reciprocamente fruttuosa, cosa ne ostacola lo sviluppo futuro?".

La risposta alla domanda è estremamente semplice: l'ostacolo viene da un gruppo ristretto di persone in tutta evidenza incompetenti e irresponsabili. Mandandole a casa e sostituendole con persone dotate di un'adeguata preparazione tutto ritornerebbe nella normalità.

Invece adesso, solo per fare un esempio, esiste una specie di direttiva che deve essere seguita per verificare, prima di passare alle attività connesse all'estrazione di idrocarburi, che tali attività non determinino terremoti disastrosi.

Queste verifiche, ovviamente ben remunerate, saranno fatte solo da coloro che "hanno chiaro in cosa consistano"...

È ragionevole immaginare che coloro che hanno stabilito le regole siano i più adatti a verificare che le regole siano rispettate. Ma l'esistenza della direttiva implica logicamente che è possibile che terribili terremoti vengano provocati, almeno qui da noi, dai petrolieri ...

Le regole e le direttive valgono per tutto il territorio nazionale e mi si dice che in Val d’Agri estraendo petrolio si iniettano contemporaneamente fluidi pressurizzati in prossimità di una o più faglie attive estremamente pericolose.

Addirittura mi si dice che esistano studi accurati al riguardo che saranno presto oggetto di una pubblicazione su una prestigiosa rivista.

Insomma, secondo la direttiva citata, in Val d’Agri le estrazioni petrolifere andrebbero immediatamente interrotte.

Forse non lo si è ancora fatto perché la Val d’Agri si trova in una Regione che non gode dello stesso prestigio dell'Emilia Romagna?

Non si può non notare questa costante tipicamente nostra: prima si stabiliscono le regole e poi si cercano faticosamente modi per stabilire eccezioni.

In ogni caso, si fa in modo che i più furbi e i più "inseriti" ci guadagnino, anche bene ... Ormai si è perso anche il senso del ridicolo. Un esempio: c'è chi vuole impedire che vengano utilizzate certe tecniche "esplosive" per fare ricerche geologiche nel fondo marino per evitare di disturbare balene, delfini....

Gli "esperti" sostengono, a mio avviso a ragione, che in realtà il disturbo è minimo. Però poi invocano cospicui finanziamenti per ridurre drasticamente l'impatto di queste tecniche sui cetacei.

Allora il disturbo c'è ed è serio: delle due l'una ...

Analogamente, se si stabiliscono regole stringenti, addirittura definite le più avanzate al mondo (in realtà le sole), per impedire che terremoti notevoli vengano generati da attività estrattive significa a rigor di logica che si assume che può accadere: cioè sismi distruttivi possono essere conseguenze di iniezioni di fluidi.

Niente da eccepire, se non che le estrazioni in Val d’Agri, sempre a rigor di logica, vanno interrotte immediatamente!

Non dimentichiamo, infatti, che forti terremoti in Italia del Sud sono stati preconizzati a più riprese da personaggi sempre della stessa compagnia di giro.

La cosa più divertente che ho sentito al Convegno e che mi ha indotto ad abbandonarlo è: "Il Laboratorio del Cavone (così chiamato dopo che un gruppo di sismologi americani adeguatamente remunerati dall'ENI hanno suggerito di farvi esperimenti) è il più avanzato al mondo nel settore ...".

Gli esperimenti consistevano nell'iniettare fluidi al Cavone e misurare gli effetti dell'operazione a varie distanze dal luogo di iniezione. Si è "scoperto", immagino con gran divertimento degli sperimentatori, che anche a breve distanza non si ha effetto alcuno ...

Un esperimento all'avanguardia?

Tutti possiamo avere la stessa "soddisfazione sperimentale": si disponga di una fonte di calore, sopra di essa si ponga un recipiente pieno d'acqua a temperatura ambiente, si aspetti una decina di minuti, si inserisca un dito nell'acqua, si scoprirà così al di là di ogni dubbio ... l'acqua calda ...

*geofisico

Post scriptum
Un giorno di maggio racconteremo, con i nomi e con i cognomi dei nostri ineffabili eroi, questa grottesca vicenda. Tentare di screditarmi per i miei articoli sul Foglietto mi incoraggia ...

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