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- di Biancamaria Gentili
Secondo i dati diffusi nei giorni scorsi dall’Agenzia delle Entrate, anche nel 2013 gli enti di ricerca sono stati snobbati dai contribuenti, quando si è trattato di devolvere il 5 per mille.
A Renzi, che dopo la “Buona Scuola” vuole inaugurare la “Buona Università”, ha indirettamente risposto la scorsa settimana sul Sole24ore il presidente della Crui, Stefano Paleari, affermando che l’università italiana, secondo le classifiche QS World University Rankings, che prendono in esame 36 aree disciplinari in 60 nazioni, è tra le prime 10 del globo.
E’ bastata l’approvazione di un emendamento (primo firmatario, Bocchino), in occasione della discussione al Senato sul disegno di legge di riordino della pubblica amministrazione, per far intravedere in taluni una sorta di svolta epocale per ricercatori e tecnologi degli enti pubblici di ricerca.
Quest’epoca verrà ricordata, quando scriveranno la storia, come quella in cui le banche centrali hanno di fatto scritto l’agenda della politica. Ma sarebbe poca cosa notarlo se, a fronte di questa inusitata deriva finanziaria, non si mettesse in evidenza il costo che tali politiche ha accompagnato, che rimane sospeso sulle nostre teste insieme alle sue conseguenze sociali.
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