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- di Maurizio Sgroi
La buona notizia ne contiene una cattiva, se almeno uno crede – e molti iniziano a dubitarne – che il commercio faccia bene alle relazioni internazionali. La notizia buona è che il primo regge, anche se fra diversi alti e bassi generati dalle seconde. Gli scambi sono riusciti a ripartire dopo il tremendo shock del 2008, che tutti noi abbiamo dimenticato, ma i mercati e i governi no. E lo dimostra la cattiva notizia, ossia che il tasso di crescita del commercio è sempre stato inferiore a quello del pil nei quindici anni che sono trascorsi da allora.

Chi tende a sottovalutare quanto la psicologia pesi nei processi inflazionistici si sorprenderà a leggere una interessante analisi diffusa dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi) che mostra la relazione esistente fra la credibilità di una banca centrale, che dipende dal suo grado di indipendenza dal governo, e gli andamenti inflazionistici. In sostanza, più una banca viene ritenuta capace di pensare (e agire) con la sua testa, tanto più è efficace nel controllo del livello dei prezzi.
Poiché l’andamento del debito, che è anche quello della ricchezza, racconta la storia di una società, è molto istruttivo spendere un po’ di tempo all’ultimo Global debt report che Ocse ha dedicato a una componente importante del debito in giro per il mondo: il debito obbligazionario, suddiviso nelle sue componenti di debito pubblico, o “sovrano”, e debito privato, tipicamente “corporate”.
Una interessante
