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- di Maurizio Sgroi
Gli ultimi dati sull’inflazione diffusi da Ocse raccontano di un graduale rallentamento dell’inflazione core (quindi senza cibi freschi ed energia) a cui si associa un calo più drastico dell’inflazione complessiva. Contengono quindi insieme una buona notizia e una meno buona.
La prima, quella buona, è che l’impatto declinante del costo dell’energia ha raffreddato significativamente i prezzi, che in certi momenti sono cresciuti di oltre il 10 per cento nell’area. Quella meno buona è che il rallentamento del carovita procede meno velocemente di quanto sarebbe auspicabile. Su base annua, nell’intera area, c’è stato un calo dal 5,6% di ottobre al 5,4% di novembre 2023 del CPI (consumer price index), mentre l’inflazione core è passata dal 6,5% al 6,3%, il dato migliore dall’aprile 2022, ma certo molto lontano dai desiderata delle banche centrali.

Se stringiamo l’osservazione ai paesi del G7, la situazione è migliore, nel senso che in questi paesi si sono osservati livelli di inflazione core più vicini ai target di banca centrale, ma ancora troppo elevati.
Complessivamente, per i paesi del G7, l’inflazione è passata dal 3,4% di ottobre al 3,1% di novembre. L’Italia si segnala per il rilevante impatto deflazionistico generato dall’energia, che quindi, guardandola da un altro punto rimane, rimane un nostro grande elemento di fragilità. In generale, tuttavia, rimane ancora rilevante il contagio che l’impennata inflazionistica ha avuto sull’intera struttura dei prezzi. La “coda” dei rincari, insomma, è ancora fin troppo lunga.
Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
Twitter @maitre_a_panZer

Leggere gli esercizi di previsione di lungo termine, che Ocse, fra gli altri, ci regala ogni triennio, richiede una grande forza d’animo, innanzitutto per non crederci. L’esercizio dello scetticismo infatti, quando si leggono queste elucubrazioni, è una pratica di pura igiene mentale per evitare di soccombere all’intossicazione del futuro-presente, che incombe su di noi come una sorta di CO2 psicologico. Una fonte di inquinamento: né più né meno.
Il Reddito di cittadinanza (Rdc), la misura bandiera per il sostegno al reddito del Movimento 5 Stelle, è stata definitivamente cancellata dal primo gennaio 2024 dal Governo di centro destra e sostituita con un assegno di inclusione (AdI), al quale si aggiunge un supporto per la formazione e il lavoro (Sfl) destinato ai soggetti definiti occupabili.
Gli ultimi dati diffusi da Ocse sul commercio internazionale confermano una situazione di debolezza che sembra dar ragione ai tanti che parlano di de-globalizzazione ed altre amenità. La realtà purtroppo è assai più semplice: si commercia meno sia perché si produce meno (le scorte sono diminuite bruscamente e anche la produzione di beni intermedi) sia perché le varie domande aggregate, vuoi per l’inflazione, vuoi per la scarsa fiducia, rimangono deboli, specialmente in Europa e nei paesi asiatici più dinamici. A ciò si aggiungano i costi crescenti del denaro, che scoraggiano il finanziamento del commercio.
L’ultima
