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- di Sara Sesti
Il primo film dedicato a Marie Curie risale al 1943: “Madame Curie”, prodotto dalla Metro-Goldwyn-Mayer e ispirato alla biografia scritta dalla figlia minore, Eve Curie.
“Mia madre mi insegnò a usare le apparecchiature radiografiche, così diverse da quelle di oggi, e mi portò con sé in molte delle sue missioni tra il novembre 1914 e il marzo 1915. Non dubitava delle mie capacità più di quanto dubitasse delle sue, e a soli diciotto anni mi affidò la responsabilità del servizio di radiografia in un ospedale anglo-belga, a pochi chilometri dal fronte di Ypres. Dovevo persino spiegare i metodi di localizzazione a un medico militare belga che non accettava nemmeno le più elementari nozioni di geometria”.
L‘ultimo rapporto del Fondo monetario internazionale (Fmi) sugli squilibri globali, confezionato sulla base dei dati 2024, ci dice due cose che conviene annotarsi, visto come va questo complicato 2025.
La grande mappatura del cielo prese avvio alla fine dell’Ottocento e si concluse nei primi anni del Novecento, grazie al lavoro instancabile di équipe composte interamente da donne. Dotate di straordinaria pazienza e tenacia, queste astronome dedicarono anni a misurare e calcolare con precisione le distanze e le coordinate delle stelle.
Il trucco è un gesto antico quanto l’umanità, un rituale che ha attraversato i secoli intrecciandosi con la spiritualità, l’arte e il potere. Non è mai stato soltanto una questione di estetica, ma un atto sacro, un linguaggio silenzioso capace di raccontare chi siamo e chi desideriamo essere.
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