- Dettagli
- di Maurizio Sgroi
Un recente paper diffuso dall’Ue solleva un tema che appassionerà gli studiosi della disciplina fiscale, non nel senso di teoria delle tasse, ma in quello assai più prosaico della disciplina comportamentale che sarebbe utile quando maneggiamo il fisco che, come è noto, ha come controparte il debito pubblico. Almeno nei casi, assai diffusi, che i ricavi delle tasse non siano sufficienti a coprire le spese del governo.

L’ultimo bollettino economico di Bankitalia ci ricorda molto opportunamente che l’economia tedesca, che si basa sulla manifattura e le esportazioni, è legata a doppio filo con quella dell’intera eurozona. L’una e l’altra camminano a braccetto.
Un’Europa debole non può che esprimere un’economia debole, suggerisce il buon senso. E il fatto che l’ultimo World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale (Fmi) preveda un futuro da fanalino di coda per l’economia europea fa sospettare che per una volta il pubblico e la critica siano d’accordo su una cosa: l’Europa non sta funzionando.
In quarant’anni, la costruzione di nuove case, nei paesi avanzati, si è quasi dimezzata. Al contrario, nelle economie emergenti, in un ventennio la produzione di nuove abitazioni è cresciuta di oltre il 25 per cento.
Un
