14. 11. 2018 Ultimo Aggiornamento 27. 10. 2018

Cnr, fine anno col botto: riesplode il caso Myrmex

Categoria: Cnr

Quello che si terrà domattina alle ore 10, a Roma, nell’Aula Fermi del Cnr sarà un cda destinato sicuramente a sollevare polemiche.

Il punto 4 all’ordine del giorno, infatti, prevede che i quattro membri superstiti del Consiglio – da qualche giorno orfano del professor Roberto Lagalla, attese le sue dimissioni per sopravvenuta incompatibilità poiché eletto consigliere nella recente consultazione nell’Assemblea regionale siciliana e nominato assessore all'istruzione e alla formazione della giunta siciliana – deliberino l’acquisizione di uno stabile da adibire a sede dell’Area della Ricerca di Catania.

L’immobile, ubicato in via Franco Gorgone n. 27, in zona industriale di Catania - a circa 10 km dal centro della città, avente una superficie coperta lorda di circa 12mila mq, suddivisa in due corpi di fabbrica tra loro collegati - risulta essere di proprietà della società Myrmex srl, con sede in Milano via Larga n. 15, che, al prezzo di 1 euro, aveva rilevato dalla Wyeth Lederle spa (Gruppo Pfizer, leader mondiale del mercato farmaceutico), con sede in Aprilia (Lt), via Nettunense n.90, il ramo d’azienda avente ad oggetto il Centro di Ricerca Tossicologica Edsm (European Drug Safety and Methabolism), comprendente, tra l’altro, anche il medesimo immobile, come si evince dal contratto di cessione stipulato in Roma con atto notarile in data 26 settembre 2011.

Alla vendita del fabbricato, di contro, da sempre si oppongono i circa 70 dipendenti della Myrmex, in gran parte ricercatori che - dopo essere finiti a febbraio 2014 in cassa integrazione -, si sono visti recapitare, a febbraio 2016, la lettera di licenziamento, che però non ha interrotto la loro lotta, con la quale sollecitano con forza l’intervento del Comune, della Regione Sicilia e del Governo affinché l’importante Centro di Ricerca, che in passato ha svolto, per diversi milioni di euro, attività di ricerca scientifica finanziata dal ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (Miur), possa riprendere l’attività.

Ma ad essere contrari all'operazione immobiliare sono anche i lavoratori del Cnr di Catania che, in merito a tale scelta, hanno più volte espresso la loro motivata contrarietà.

La strenua resistenza sia dei ricercatori ex Myrmex che dei dipendenti del Cnr, però, ha subito un grave colpo quando lo stesso Cnr, dopo aver pubblicato il 17 agosto del 2016 un bando per la ricerca di un immobile dove allocare laboratori e uffici dei propri Istituti che afferiscono all’Area della Ricerca di Catania, incaricava in data 8 novembre 2016 una commissione di valutazione delle proposte di acquisto per individuare l’offerta o le offerte che meglio si adattavano alle esigenze e alle disponibilità finanziarie dello stesso Cnr.

La commissione, come si legge nella interrogazione parlamentare n. 4-07972 del 2 agosto 2017 (primo firmatario, Nicola Morra del Movimento cinque stelle), risultava composta dal professor ingegner Antonio Occhiuzzi (ordinario Tecniche delle costruzioni dell'Università Partenope di Napoli, direttore ITC-Cnr); dall’architetto Riccardo Licari (dirigente II fascia Area tecnica edilizia del Politecnico di Milano); dal dottor Sebastiano Cavallaro (direttore ISN-Cnr); dal dottor Concetto Puglisi (responsabile UOS IPCB-Cnr); dall’architetto Luca Landini (fund manager INVMIT SGR SpA).

Ultimati i lavori della predetta commissione, con delibera n. 87 del 27 giugno 2017, pubblicata il 14 luglio 2017, approvata a maggioranza dal consiglio di amministrazione del Cnr con due astenuti - come prontamente riferito dal nostro giornale - ha autorizzato l’Ufficio Sviluppo e Gestione del Patrimonio Edilizio della Direzione Centrale Supporto alla Rete Scientifica e Infrastrutture a procedere con le attività amministrative propedeutiche all’acquisto dell’immobile di proprietà della Myrmex nel Comune di Catania, da adibire a sede dell’Area di Ricerca di Catania.

Domani, dunque, a distanza di sei mesi dal predetto provvedimento, il cda del Cnr torna ad occuparsi della vicenda per autorizzare la stipula del contratto di acquisto dello stabile al prezzo di 11 milioni e 250 mila euro, oltre imposte di legge, di poco inferiore a quello (€12.230.000) ritenuto congruo dall’Agenzia delle Entrate che, nella propria relazione, avrebbe precisato che per la valutazione di congruità dei due edifici, denominati “Edificio 55” e “Edificio 33”, che costituiscono lo stabile della Myrmex, sarebbe stato utilizzato il criterio del costo di costruzione deprezzato, avendo ritenuto, essa Agenzia, di non poter utilizzare adeguati elementi economici da comparare con gli immobili da valutare, in considerazione della loro specifica destinazione.

In pratica, il valore dell’”Edificio 55” (2850 mq, che sarebbero in buono stato di manutenzione), è stato determinato in 11 milioni e 619 mila euro, con un deprezzamento del 12,25%, mentre per l’"Edificio 33" (1800 mq, in cattivo stato di manutenzione), il valore è stato determinato in 619 mila euro, tenendo conto di una percentuale di deprezzamento del 71,45%.

Ne consegue che, se il Cnr avesse deciso di acquistare il terreno per edificare ex novo la sua sede di Catania avente superficie e caratteristiche simili a quello dell’immobile di seconda mano che ora si appresta ad acquistare, avrebbe dovuto sostenere un costo complessivo di 15,4 milioni di euro, per come valutato dall’Agenzia delle Entrate.

Un affare, dunque, l’acquisto dello stabile Myrmex?

Così sembrerebbe, se non ci fosse un piccolo particolare, che emerge da una relazione tecnica, predisposta dal responsabile dell’Ufficio sviluppo e gestione patrimonio edilizio in occasione della riunione del cda del Cnr del 27 giugno scorso.

Ebbene, si legge nel predetto documento che, qualora lo stabile della Myrmex fosse acquistato dal Cnr, occorrerebbe realizzare lavori di ristrutturazione, salvo ulteriori incrementi in corso d’opera, per un importo di circa 8,5 milioni di euro, iva inclusa.

Per cui, alla fine, la spesa complessiva, al momento, sarebbe di oltre 20 milioni di euro, superiore, e non di poco, a quello di una costruzione ex novo.

Mentre la protesta dei ricercatori ex Myrmex continua senza sosta e cerca di coinvolgere le istituzioni ai più alti livelli, domani si vedrà se in cda il provvedimento avrà il disco verde.

Al momento, non appare agevole fare previsioni perché, statuto del Cnr alla mano, per l’approvazione è necessario, oltre alla presenza della maggioranza dei componenti il cda (3 su 5), il voto favorevole della metà più uno dei presenti.

In pratica, considerando che ad essere presenti saranno al massimo 4 membri, a seguito delle dimissioni del consigliere Lagalla, perché la delibera di acquisizione sia autorizzata basteranno due soli voti favorevoli, qualora tra questi ci sia anche quello del presidente Massimo Inguscio, il cui voto vale doppio in caso di parità. Alcun effetto pratico, se non di opportunità, determinerebbe l’astensione o il voto contrario degli altri componenti.

Ma potrebbe anche mancare il numero legale, nel caso in cui ad essere presenti, al momento della votazione, fossero meno di 3 membri.

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