21. 10. 2020 Ultimo Aggiornamento 20. 10. 2020

Matematica e body shaming

Categoria: Il Foglietto

Spesso ci si chiede perché sia difficile sfatare il luogo comune secondo cui le donne “non sono inclini al sapere matematico”.

Gli stereotipi sono duri a morire e quelli sulle donne matematiche vengono da molto lontano. Il pregiudizio secondo cui le donne non sarebbero predisposte al pensiero astratto è un residuo tardo ottocentesco, quando si pensava con il geometra Gino Lorìa che "soltanto in forza di variazioni patologiche, la donna può acquistare qualità diverse da quelle che la rendono amante e madre".

Fino alla seconda metà del Novecento poche donne hanno avuto accesso come docenti alle facoltà di matematica delle università e quasi sempre sono state oggetto di derisione e di implacabile sottovalutazione.

É famosa l'agghiacciante battuta di Hermann Weyll, matematico tedesco allievo di Hilbert, secondo cui "c’erano solo due donne matematiche nella storia della scienza: Sofja Kovalevskaja ed Emmy Noether, ma la prima non era una matematica e la seconda non era una donna".

Sottintendeva che Sofja K., prima donna ad ottenere una cattedra universitaria in Europa, era "troppo bella" per essere una vera matematica e Emmy N., geniale inventrice della Teoria degli anelli e consulente di Einstein, era “troppo brutta" per essere una donna. (Gabriele Lolli, “La crisalide e la farfalla. Donne e matematica”, Bollati Boringhieri 2000).

Credo che oggi gli insegnanti, i genitori e i media abbiano per primi la responsabilità di non perpetuare una discriminazione ridicola, dannosa per la scienza e per la dignità delle donne.

Per saperne di più: “Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie", pag. 250, € 16, Ledizioni, Milano 2020. In libreria e on-line anche in versione e-book a € 6.99.

(18 – continua)

Sara Sesti
Matematica, ricercatrice su " Donne e scienza", collabora con l'Università delle donne di Milano
facebook.com/sara.sesti13

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